In breve, aggiornato al 12 ottobre 2026. Dal periodo d'imposta 2026 i forfettari non hanno più lo sconto di un anno sui termini di accertamento: lo ha soppresso l'articolo 21 del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 (decreto Omnibus), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 185 dell'11 agosto 2026 e in vigore dal 12 agosto. Per i redditi 2026, dichiarati nel 2027, il Fisco ha tempo fino al 31 dicembre 2032. Fino al periodo d'imposta 2025 lo sconto resta, se il fatturato era tutto elettronico. Il rigo RS136 non riguarda questo sconto: serve solo per la riduzione di due anni legata ai pagamenti tracciabili.
Il regime forfettario ha perso uno dei suoi vantaggi meno conosciuti: la riduzione di un anno del termine entro cui l'Agenzia delle Entrate può notificare un avviso di accertamento a chi ha un fatturato composto esclusivamente da fatture elettroniche.
L'articolo 21 del decreto Omnibus (D.Lgs. n. 148/2026) ha soppresso quel beneficio a partire dal periodo d'imposta 2026. Per quell'anno e per i successivi si applica il termine ordinario: cinque anni invece di quattro.
C'è però una seconda strada, spesso ignorata, che resta in piedi: un diverso regime premiale che, a condizioni più severe, riduce i termini di due anni, portandoli da cinque a tre. Ne parliamo più avanti, con le cautele del caso.
La modifica non introduce nuovi controlli né nuovi poteri per l'Amministrazione. Allunga però la finestra in cui un accertamento può arrivare, con una conseguenza pratica precisa: per quanto tempo conviene conservare fatture, contratti, estratti conto e ricevute.
La regola che vale fino al periodo d'imposta 2025
Il beneficio non nasce con il regime forfettario del 2014, come si legge spesso. È stato introdotto dalla legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019), che ha modificato l'articolo 1, comma 74, della Legge n. 190/2014.
Dal periodo d'imposta 2020, quindi, il comma 74 ha riconosciuto ai contribuenti forfettari il cui fatturato annuo è costituito esclusivamente da fatture elettroniche una riduzione di un anno del termine di decadenza previsto dall'articolo 43, comma 1, del DPR n. 600/1973.
All'epoca aveva una logica evidente: per i forfettari la fattura elettronica era facoltativa, e lo Stato offriva uno scambio. Tu passi volontariamente al digitale, io riduco di un anno il tempo in cui posso contestarti la dichiarazione.
Due precisazioni che contano ancora per gli anni fino al 2025:
- il requisito non è emettere molte fatture elettroniche, ma averle tutte in formato elettronico tramite Sistema di Interscambio;
- una fattura trasmessa in ritardo allo SdI, se regolarizzata, non fa automaticamente perdere il beneficio.
Cosa ha cambiato il decreto Omnibus
L'articolo 21 del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 toglie dal comma 74 proprio la parte che riconosce la riduzione di un anno: "con effetto a partire dal periodo d'imposta 2026" sono soppresse le parole da "; per i contribuenti" a "è ridotto di un anno". Il decreto è nella Gazzetta Ufficiale n. 185 dell'11 agosto 2026 (supplemento ordinario n. 30) ed è in vigore dal 12 agosto 2026.
Il comma 2 dello stesso articolo fa la stessa operazione sull'articolo 240 del nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. n. 117/2026), dove dal 1° gennaio 2027 confluiscono le regole del forfettario oggi contenute nei commi da 54 a 89. Lo sconto quindi non ricompare con il nuovo testo unico.
Se hai letto dell'"articolo 20 del Correttivo": era la numerazione dello schema di decreto (Atto del Governo n. 430), trasmesso al Parlamento il 21 luglio 2026. Nel testo definitivo la norma è diventata l'articolo 21.
La relazione illustrativa allo schema collegava l'intervento all'estensione dell'obbligo di fatturazione elettronica, operativa dal 1° gennaio 2024 anche per i forfettari che prima ne erano esclusi in base alla soglia dei 25.000 euro di ricavi. Venuta meno la volontarietà del comportamento, il premio non era più considerato giustificato.
Va detto con precisione: l'obbligo dal 2024 è generalizzato, ma non privo di eccezioni. Restano fuori alcune operazioni per la loro natura, come determinate prestazioni sanitarie rese a persone fisiche, per le quali la fattura elettronica via SdI è addirittura vietata. Non è quindi esatto dire che dal 2024 ogni forfettario abbia per forza un fatturato interamente elettronico.
Come si contano davvero i cinque anni
Qui si annida l'errore più comune. Il termine non parte dall'anno in cui hai prodotto il reddito, ma dall'anno in cui hai presentato la dichiarazione.
L'articolo 43, comma 1, del DPR n. 600/1973 stabilisce che l'avviso di accertamento deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
Il reddito del 2026 si dichiara nel 2027, e da lì si contano cinque anni: 2028, 2029, 2030, 2031, 2032. Si arriva al 31 dicembre 2032.
Il calcolo presuppone che la dichiarazione sia presentata nell'anno successivo, come avviene di norma. Una presentazione tardiva ma ancora valida in un diverso anno solare può spostare il riferimento, perché la norma guarda all'anno di presentazione.
I quattro scenari possibili
| Situazione | Termine |
|---|---|
| Nessuna riduzione applicabile | 5 anni |
| Vecchio beneficio dei forfettari (comma 74), solo fino al periodo d'imposta 2025 | 4 anni |
| Regime premiale dell'art. 3 D.Lgs. 127/2015, se ne ricorrono tutti i requisiti | 3 anni |
| Dichiarazione omessa o nulla | 7 anni |
I benefici non si sommano: non si parte da cinque anni per sottrarre prima uno e poi due. Sono regimi distinti, con requisiti diversi.
Il calendario anno per anno
| Anno d'imposta | Dichiarazione presentata nel | Termine ordinario | Con lo sconto di 1 anno | Con la riduzione di 2 anni |
|---|---|---|---|---|
| 2024 | 2025 | 31 dic 2030 | 31 dic 2029 | 31 dic 2028 |
| 2025 | 2026 | 31 dic 2031 | 31 dic 2030 | 31 dic 2029 |
| 2026 | 2027 | 31 dic 2032 | non spetta più | 31 dic 2030 |
| 2027 | 2028 | 31 dic 2033 | non spetta più | 31 dic 2031 |
I termini ridotti di un anno presuppongono il requisito del fatturato costituito esclusivamente da fatture elettroniche. Quelli della colonna finale presuppongono il rispetto integrale dei requisiti dell'articolo 3, di cui parliamo subito sotto. Dal periodo d'imposta 2026 lo sconto di un anno non spetta più (art. 21 D.Lgs. n. 148/2026).
L'effetto meno intuitivo: il salto di due anni
Confronta le righe del 2025 e del 2026. La scadenza non si sposta di dodici mesi: passa da fine 2030 a fine 2032.
Due anni di differenza per un solo anno d'imposta in più. Non è un raddoppio dei termini, ma la somma di due effetti distinti:
- lo scorrimento naturale di un anno del periodo d'imposta;
- la perdita dello sconto.
È il motivo per cui chi ragiona "tanto sono sempre quattro anni" rischia di archiviare i documenti con largo anticipo rispetto al necessario.
Il secondo sconto: la riduzione a tre anni
Accanto alla riduzione di un anno esiste un diverso regime premiale, previsto dall'articolo 3 del D.Lgs. n. 127/2015 e attuato dal DM MEF 4 agosto 2016 (Gazzetta Ufficiale n. 208 del 6 settembre 2016).
Per chi ne rispetta i requisiti, i termini di decadenza si riducono di due anni, sia ai fini delle imposte sui redditi (art. 43 DPR 600/1973) sia ai fini IVA (art. 57 DPR 633/1972). Dal quinto si passa al terzo anno.
È un beneficio autonomo, distinto da quello del comma 74: il decreto Omnibus non lo tocca. Al 12 ottobre 2026 il testo dell'articolo 3 non ha modifiche del 2026.
I tre requisiti
- Documentare tutte le operazioni con fattura elettronica via SdI o con memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.
- Garantire la tracciabilità di tutti gli incassi e i pagamenti relativi a operazioni di ammontare superiore a 500 euro.
- Comunicare il possesso dei requisiti in dichiarazione, barrando la casella del rigo RS136 del modello Redditi PF (nel modello 2026).
Attenzione alla formulazione del secondo requisito: la soglia riguarda l'ammontare dell'operazione, non il singolo movimento finanziario considerato isolatamente.
Sono considerati tracciabili bonifico bancario e postale, carte di debito e di credito, assegni bancari, circolari e postali non trasferibili, oltre agli altri strumenti che garantiscano piena tracciabilità. L'Agenzia ha riconosciuto come validi anche RiBa e MAV (risposta n. 404/2022).
Il terzo requisito è tutt'altro che formale: senza il barramento della casella il beneficio non spetta, anche in presenza di tutti i presupposti sostanziali. Non dare per scontato di poter rimediare dopo con una dichiarazione integrativa: sul punto le letture non sono uniformi, quindi conviene decidere prima dell'invio.
Il rigo RS136, in pratica
Il rigo RS136 sta nel quadro RS del modello Redditi PF, nel prospetto "Comunicazione dell'esistenza dei presupposti per la riduzione dei termini di decadenza". Le istruzioni del modello Redditi PF 2026 (fascicolo 3) dicono che con questo prospetto si comunica, per il periodo d'imposta della dichiarazione, l'esistenza dei presupposti della riduzione prevista dall'articolo 3, comma 1, del D.Lgs. n. 127/2015, barrando la casella del rigo.
- Serve solo per la riduzione di due anni. Lo sconto di un anno del comma 74 non aveva caselle da barrare: operava da sé se il fatturato era tutto elettronico. Dal 2026 non esiste più, e il rigo RS136 non lo sostituisce.
- Vale anno per anno. La casella riguarda il periodo d'imposta della dichiarazione in cui la barri: i requisiti vanno rispettati, e comunicati, per ciascun anno.
- Barrarla non basta. Se manca anche solo una delle condizioni (per esempio un pagamento sopra 500 euro non tracciato), la riduzione non spetta e restano i termini ordinari.
- Il numero del rigo può cambiare. Nel modello Redditi PF 2026, quello dei redditi 2025, è RS136: per gli anni successivi controlla le istruzioni del modello che stai compilando.
Il requisito è più severo di quanto sembri
La Risposta n. 77 del 12 marzo 2026 dell'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la tracciabilità va rispettata con riferimento a tutte le operazioni economiche dell'attività, indipendentemente dalla loro rilevanza ai fini IVA. Rientrano quindi anche le operazioni accessorie o escluse dall'imposta: l'acquisto di valori bollati, il pagamento di imposte indirette, i diritti amministrativi.
Tradotto: un solo pagamento in contanti sopra la soglia, anche per una marca da bollo, può far perdere il beneficio per l'intero periodo d'imposta.
Quella risposta dimostra però anche un'altra cosa: non si tratta di una norma dimenticata nell'ordinamento. È un beneficio vivo, su cui l'Agenzia continua a pronunciarsi, sia pure con un'interpretazione rigorosa.
Vale anche per i forfettari?
Qui serve una precisazione onesta.
L'articolo 3 individua i beneficiari nei soggetti passivi IVA, categoria in cui il contribuente forfettario rientra a pieno titolo, pur operando in regime di franchigia. E dal 2024, con l'obbligo di fatturazione elettronica esteso a tutti, il primo requisito è per lui naturalmente soddisfatto.
Le due norme hanno del resto sempre avuto requisiti e premi diversi, il che spiega perché potessero coesistere: il comma 74 chiedeva soltanto di emettere tutte le fatture in formato elettronico, in un'epoca in cui per i forfettari era una scelta volontaria, e in cambio dava un anno. L'articolo 3 chiede molto di più, e in cambio dà due anni.
L'applicazione ai forfettari è quindi sostenuta dalla lettura della disciplina e da una parte della prassi professionale. Al 12 ottobre 2026, tuttavia, non risulta un chiarimento dell'Agenzia delle Entrate dedicato espressamente al coordinamento tra regime forfettario e articolo 3, e non tutte le fonti professionali concordano: alcune ritengono che per i forfettari operasse soltanto la riduzione di un anno prevista dal comma 74.
Cosa farne in pratica
Ora che lo sconto di un anno non c'è più, per molti forfettari la domanda è proprio questa: resta una strada per ridurre i termini?
L'approccio ragionevole è:
- mantenere fin da subito una gestione integralmente tracciabile di incassi e pagamenti, comprese le spese minori e le operazioni fuori campo IVA. Non costa nulla e tiene aperta l'opzione;
- non barrare la casella RS136 di iniziativa propria: è la comunicazione formale del possesso dei requisiti, e la Risposta 77/2026 mostra quanto sia facile perderli senza accorgersene;
- parlarne con il proprio commercialista prima della dichiarazione, valutando la posizione concreta e l'evoluzione della prassi.
Cosa cambia in pratica
1. L'orizzonte di conservazione dei documenti si allunga
Il principio è semplice: finché il Fisco può accertare, tu devi poter dimostrare. Per i redditi 2026 il termine ordinario arriva al 31 dicembre 2032, assumendo la dichiarazione presentata nel 2027.
Attenzione però a non trasformare quella data in un via libera alla distruzione dei documenti. Il termine di accertamento è l'orizzonte minimo fiscale, non l'unico vincolo: restano rilevanti i contenziosi o i controlli eventualmente pendenti, gli obblighi civilistici sulle scritture, la documentazione bancaria e contrattuale.
| Documento | Perché conservarlo |
|---|---|
| Fatture emesse e ricevute SdI | Provano operazioni, data di trasmissione ed eventuali scarti |
| Fatture e documenti di acquisto | Servono in caso di verifica o passaggio di regime |
| Estratti conto | Permettono di riconciliare incassi e compensi dichiarati |
| Contratti, preventivi, ordini | Dimostrano natura, valore e momento della prestazione |
| Quietanze e ricevute di pagamento | Provano la movimentazione finanziaria e la tracciabilità |
| Certificazioni Uniche ricevute (dai clienti fino ai compensi del 2023; dopo, solo nei pochi casi in cui è ancora dovuta) | Consentono di verificare compensi ed eventuali ritenute subite |
| Modelli Redditi e ricevute telematiche | Provano contenuto e data di presentazione |
| Modelli F24 e ricevute di addebito | Dimostrano il pagamento di imposte e contributi |
Se punti alla riduzione dell'articolo 3, le quietanze e gli estratti conto smettono di essere semplice archivio: diventano la prova del requisito.
2. Fattura elettronica non significa conservazione a norma
Questo è l'equivoco più diffuso. L'invio tramite Sistema di Interscambio non attiva da solo la conservazione digitale a norma. Per il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate occorre aver aderito all'apposito accordo; in alternativa serve un conservatore esterno o il servizio del proprio software, di cui vanno verificati durata e perimetro.
E in ogni caso la conservazione delle fatture non copre contratti, estratti conto, quietanze e corrispondenza: quelli restano una responsabilità personale.
3. Non cambiano i criteri di selezione, cambia la finestra
La modifica non introduce nuovi tipi di controllo e non cambia direttamente i criteri con cui l'Agenzia seleziona i contribuenti da verificare. Estende però di un anno il periodo entro cui un accertamento può essere notificato, e quindi l'esposizione complessiva nel tempo.
Ravvedimento e dichiarazione integrativa
Una finestra di accertamento più lunga incide anche sull'orizzonte entro cui alcune violazioni possono essere regolarizzate spontaneamente.
Attenzione però a non semplificare: la possibilità concreta di ricorrere al ravvedimento operoso dipende dal tipo di violazione e dagli atti eventualmente già intervenuti. Non rilevano soltanto gli avvisi di accertamento: a seconda dei casi possono precludere la regolarizzazione anche atti di recupero, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni e le comunicazioni derivanti dai controlli automatizzati e formali, per le irregolarità che quei controlli hanno rilevato.
Quando è ancora ammesso, il ravvedimento consente in genere di applicare sanzioni sensibilmente ridotte rispetto alla regolarizzazione successiva a un controllo. La convenienza va però verificata caso per caso, considerando sanzione applicabile, tempo trascorso e interessi.
Discorso analogo per la dichiarazione integrativa: può essere presentata entro i termini di decadenza dell'accertamento, ma le conseguenze cambiano a seconda che la correzione comporti maggiori imposte, minori imposte o la rettifica di altri errori, e va coordinata con le regole del ravvedimento.
Il caso della dichiarazione omessa
Se la dichiarazione non viene presentata affatto, i termini sono ben più lunghi e non hanno nulla a che vedere con gli sconti di cui parliamo.
In caso di dichiarazione omessa o nulla, l'accertamento può essere notificato entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata (articolo 43, comma 2, DPR n. 600/1973).
Tra una dichiarazione imperfetta e nessuna dichiarazione, la seconda ipotesi è sempre la peggiore.
Domande frequenti
La modifica è già in vigore?
Sì. Il D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 185 dell'11 agosto 2026 (supplemento ordinario n. 30) ed è in vigore dal 12 agosto. L'articolo 21 sopprime lo sconto a partire dal periodo d'imposta 2026: il primo anno interessato è quello che dichiari nel 2027.
Lo sconto vale ancora per gli anni passati?
Sì. Fino al periodo d'imposta 2025 compreso la riduzione di un anno resta applicabile, a condizione che il fatturato sia costituito esclusivamente da fatture elettroniche: per il 2025, dichiarato nel 2026, il termine è il 31 dicembre 2030. La soppressione vale dal periodo d'imposta 2026.
Devo barrare il rigo RS136 per avere lo sconto di un anno?
No. Il rigo RS136 serve solo a comunicare i requisiti della riduzione di due anni prevista dall'articolo 3 del D.Lgs. n. 127/2015 (fatturazione elettronica, pagamenti tracciabili sopra 500 euro). Lo sconto di un anno dei forfettari non richiedeva caselle e dal periodo d'imposta 2026 non esiste più.
Da quando esiste questo beneficio?
Dal periodo d'imposta 2020. È stato introdotto dalla legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019), non dalla legge istitutiva del regime forfettario.
Posso ancora ridurre i termini con i pagamenti tracciabili?
L'articolo 3 del D.Lgs. n. 127/2015 prevede una riduzione di due anni per chi documenta elettronicamente le operazioni, traccia incassi e pagamenti relativi a operazioni sopra i 500 euro e comunica il possesso dei requisiti al rigo RS136. È una norma vigente e tuttora applicata. La sua applicabilità ai forfettari è sostenuta dalla disciplina e da una parte della prassi professionale, ma manca un chiarimento dell'Agenzia dedicato espressamente al caso: prima di indicare il beneficio in dichiarazione conviene un parere del commercialista.
Basta pagare tutto con bonifico?
Non basta. La Risposta n. 77/2026 ha chiarito che la tracciabilità riguarda tutte le operazioni dell'attività, comprese quelle escluse o non rilevanti ai fini IVA. Anche una marca da bollo o un diritto amministrativo pagati in contanti sopra soglia possono compromettere il beneficio.
I due sconti si sommano?
No. Sono regimi distinti e alternativi: non si parte da cinque anni per sottrarre prima uno e poi due.
Cambia qualcosa per i contributi INPS?
No. La modifica riguarda i termini di decadenza per l'accertamento delle imposte sui redditi. I contributi previdenziali seguono una disciplina autonoma, con prescrizione ordinariamente quinquennale, salvo atti interruttivi e casi particolari.
Devo conservare le fatture in cartaceo?
No, la fattura elettronica va conservata in formato digitale a norma. Il punto non è il formato ma la durata e il perimetro: verifica che il servizio di conservazione copra l'intero periodo utile e ricorda che non comprende gli altri documenti.
Riepilogo
| Situazione al 12 ottobre 2026 | |
|---|---|
| Cosa è cambiato | Soppressa la riduzione di 1 anno dei termini di accertamento per i forfettari |
| Norma interessata | Art. 1, comma 74, L. 190/2014 (introdotto dalla L. 160/2019) |
| Norma che lo dispone | Art. 21 del D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 (decreto Omnibus), GU n. 185 dell'11 agosto 2026 |
| In vigore dal | 12 agosto 2026 |
| Decorrenza | Periodi d'imposta dal 2026 |
| Dal 2027 | Stessa soppressione nell'art. 240 del nuovo testo unico (D.Lgs. 117/2026) |
| Termine ordinario | 31 dicembre del 5° anno successivo alla presentazione della dichiarazione |
| Anni ancora coperti dallo sconto | Fino al 2025, se ricorrono i requisiti |
| Effetto sul 2026 | Accertamento fino al 31 dicembre 2032, con dichiarazione presentata nel 2027 |
| Dichiarazione omessa | 7° anno successivo a quello di presentazione dovuta |
| Riduzione di 2 anni (art. 3 D.Lgs. 127/2015) | Norma vigente; applicabilità ai forfettari sostenuta ma priva di conferma ufficiale espressa |
| Requisiti della riduzione di 2 anni | Documentazione elettronica, tracciabilità integrale sopra 500 euro, casella RS136 (modello Redditi PF 2026) |
Conclusioni
La modifica non cambia di un euro quanto un forfettario deve versare. Cambia per quanto tempo resta esposto a una verifica: per il periodo d'imposta 2026, dichiarato nel 2027, si arriva al 31 dicembre 2032.
Due azioni hanno senso fin da subito.
La prima è organizzare un archivio che non comprenda soltanto le fatture elettroniche, ma anche dichiarazioni, ricevute telematiche, modelli F24, estratti conto, contratti e prove dei pagamenti. Quella data è il termine fiscale ordinario, non una scadenza oltre la quale eliminare qualsiasi documento.
La seconda è rendere tracciabile tutto, comprese le spese piccole e le operazioni fuori campo IVA. Non costa nulla, è comunque una buona pratica di gestione, e se la questione dell'articolo 3 verrà chiarita in senso favorevole ti troverà con i requisiti già in ordine invece che con un anno da rifare.
Per verificare imposta sostitutiva e contributi, o calcolare una regolarizzazione ancora consentita:
Fonti
Fonti normative
- Art. 21, D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148 (decreto Omnibus), GU n. 185 dell'11 agosto 2026, S.O. n. 30: soppressione della riduzione di un anno dal periodo d'imposta 2026, nel comma 74 e nell'art. 240 del D.Lgs. n. 117/2026 (testo letto su Normattiva il 12 ottobre 2026)
- Atto del Governo n. 430, schema del decreto trasmesso al Parlamento il 21 luglio 2026 (la norma era all'art. 20)
- Art. 1, comma 74, Legge n. 190/2014, nel testo introdotto dalla legge di Bilancio 2020 (Legge n. 160/2019) e modificato dal D.Lgs. n. 148/2026
- Art. 43, commi 1 e 2, DPR n. 600/1973: termini di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento
- Art. 57, DPR n. 633/1972: termini di decadenza ai fini IVA
- Art. 3, D.Lgs. n. 127/2015: riduzione di due anni dei termini in caso di documentazione elettronica e pagamenti tracciabili
- DM MEF 4 agosto 2016, in Gazzetta Ufficiale n. 208 del 6 settembre 2016: decreto attuativo dell'art. 3
- Art. 13, D.Lgs. n. 472/1997: condizioni e preclusioni del ravvedimento operoso
Prassi
- Agenzia delle Entrate, Risposta n. 77 del 12 marzo 2026: la tracciabilità va garantita per tutte le operazioni dell'attività, anche se escluse o non rilevanti ai fini IVA
- Agenzia delle Entrate, Risposta n. 404/2022: RiBa e MAV come strumenti di pagamento tracciabili
- Agenzia delle Entrate, istruzioni del modello Redditi PF 2026, fascicolo 3 (aggiornate al 13 maggio 2026): quadro RS, prospetto "Comunicazione dell'esistenza dei presupposti per la riduzione dei termini di decadenza", rigo RS136
- Agenzia delle Entrate, disciplina del regime forfetario e obbligo di fatturazione elettronica dal 1° gennaio 2024, con le eccezioni previste per determinate operazioni
Nota metodologica: sull'applicabilità ai contribuenti forfettari della riduzione biennale prevista dall'art. 3 del D.Lgs. n. 127/2015 le fonti professionali esprimono posizioni non uniformi. In assenza di un chiarimento ufficiale dedicato, l'articolo dà conto della lettura prevalente senza presentarla come definitiva.